Conflitto posteriore della caviglia

Diagnosi e trattamento del posterior ankle impingement negli sportivi e nella popolazione generale.

Il conflitto posteriore della caviglia (Posterior Ankle Impingement Syndrome, PAIS) è una sindrome clinica caratterizzata da dolore nella parte posteriore della caviglia durante la flessione plantare massimale. Non è una singola malattia, ma il risultato della compressione ripetuta di differenti strutture ossee o dei tessuti molli situate dietro l'astragalo. Il trattamento deve essere personalizzato in base alla causa predominante.

Ultimo aggiornamento: · Autore: Dott. Carlo Minoli

Introduzione

Il conflitto posteriore della caviglia, o Posterior Ankle Impingement Syndrome (PAIS), consiste nella compressione ripetuta delle strutture situate posteriormente all'astragalo durante la flessione plantare massimale del piede. Il conflitto posteriore rappresenta una delle principali cause di dolore nella parte posteriore della caviglia durante la flessione plantare, e si osserva con particolare frequenza negli sportivi che eseguono ripetutamente movimenti in punta di piede.

È tipicamente descritto in ballerini di danza classica, calciatori, ginnasti, tuffatori e praticanti di arti marziali, ma può interessare anche la popolazione generale, soprattutto dopo un trauma distorsivo. Non si tratta di una singola malattia con un'unica causa: sotto la definizione di conflitto posteriore rientrano quadri differenti — impingement osseo, impingement dei tessuti molli, tenosinovite del tendine flessore lungo dell'alluce (FHL) — che possono coesistere.

Comprendere quale sia la struttura responsabile del dolore in un singolo paziente è il presupposto per impostare un percorso di cura appropriato, che nella maggior parte dei casi inizia con un trattamento conservativo e prevede la chirurgia solo quando i sintomi persistono nonostante una gestione adeguata.

Anatomia del compartimento posteriore

Il compartimento posteriore della caviglia è un'area anatomicamente complessa, con più strutture ossee, capsulari, legamentose e tendinee ravvicinate. La sua conformazione spiega perché differenti elementi possano essere coinvolti nel meccanismo di conflitto.

  • astragalo: al suo margine posteriore presenta il processo posteriore, formato da due tubercoli;
  • tubercolo mediale: sede di inserzione del legamento tibio-astragalico posteriore (componente del deltoideo posteriore);
  • tubercolo laterale: normalmente più prominente, forma con il tubercolo mediale il solco per il tendine del flessore lungo dell'alluce;
  • solco del FHL: passaggio osteo-fibroso attraverso il quale decorre il tendine, immediatamente medialmente al tubercolo laterale;
  • legamento talo-fibulare posteriore: stabilizzatore posteriore laterale della caviglia;
  • capsula posteriore: sottile ma sensibile, può ispessirsi in condizioni di sovraccarico;
  • os trigonum: variante anatomica che rappresenta la mancata fusione del tubercolo laterale del processo posteriore;
  • processo di Stieda: allungamento del tubercolo laterale del processo posteriore, senza soluzione di continuità con l'astragalo.
Figura in preparazione
Schema anatomico del compartimento posteriore della caviglia: processo posteriore dell'astragalo, os trigonum, processo di Stieda e rapporti con il tendine del flessore lungo dell'alluce (FHL).
Diagramma anatomico schematico del compartimento posteriore della caviglia con astragalo, processo posteriore, tubercolo mediale e laterale, solco e tendine FHL, os trigonum e processo di Stieda.

Durante la flessione plantare forzata, il processo posteriore dell'astragalo, un eventuale os trigonum e i tessuti molli posteriori possono essere compressi tra il margine posteriore della tibia e il calcagno. Questo meccanismo viene talvolta descritto come un conflitto "a schiaccianoci" o nutcracker mechanism.

Non tutti i pazienti con varianti anatomiche ossee sviluppano sintomi: la comparsa del conflitto dipende dall'interazione tra la conformazione anatomica individuale, il carico ripetuto e la componente infiammatoria locale dei tessuti molli.

Che cos'è il conflitto posteriore

Il conflitto posteriore è una sindrome clinica, non una singola diagnosi anatomica. Il termine descrive un quadro doloroso posteriore alla caviglia legato alla compressione ripetuta di una o più strutture durante la flessione plantare.

  • impingement osseo: coinvolgimento del processo posteriore dell'astragalo, di un os trigonum o di un processo di Stieda;
  • impingement capsulare: ispessimento e infiammazione della capsula posteriore;
  • sinovite: infiammazione della membrana sinoviale posteriore;
  • tessuto cicatriziale post-traumatico o post-chirurgico;
  • tenosinovite del FHL: coinvolgimento del tendine del flessore lungo dell'alluce, spesso nel suo passaggio nel solco;
  • osteofiti posteriori nell'ambito di quadri artrosici o post-traumatici.

Cause

Le cause del conflitto posteriore si distinguono classicamente in ossee e dei tessuti molli. Non sono alternative rigide: molti quadri combinano elementi di entrambe.

Cause ossee

  • os trigonum sintomatico;
  • processo di Stieda prominente;
  • osteofiti posteriori dell'astragalo o del margine tibiale posteriore;
  • esiti di frattura del processo posteriore o dell'os trigonum.

Cause dei tessuti molli

  • sinovite posteriore;
  • ispessimento della capsula posteriore;
  • tessuto fibroso o cicatriziale post-traumatico;
  • tenosinovite del tendine flessore lungo dell'alluce;
  • edema dei tessuti molli posteriori.

Il conflitto posteriore può insorgere in modo acuto — tipicamente dopo una distorsione in flessione plantare forzata, con o senza frattura dell'os trigonum o del processo posteriore — oppure in modo progressivo, per microtraumi ripetuti tipici degli sport che richiedono la punta del piede.

Os trigonum e processo di Stieda

L'os trigonum è una variante anatomica che deriva dalla mancata fusione del tubercolo laterale del processo posteriore dell'astragalo, che rimane separato come un piccolo osso accessorio. Il processo di Stieda rappresenta invece un allungamento dello stesso tubercolo, in continuità con l'astragalo.

L'os trigonum è presente in una quota significativa della popolazione adulta e nella grande maggioranza dei casi è del tutto asintomatico. Diventa clinicamente rilevante quando, per un trauma acuto o per un sovraccarico ripetuto, il tessuto sinoviale e capsulare che lo circonda si infiamma o quando la struttura ossea viene compressa tra tibia e calcagno durante la flessione plantare massimale.

In seguito a un trauma è importante distinguere scenari diversi: una frattura dell'os trigonum, una frattura del processo posteriore dell'astragalo e una lesione, edema o instabilità della sincondrosi tra os trigonum e astragalo. Non si tratta di sinonimi: la sincondrosi è una giunzione cartilaginea e non viene propriamente descritta come sede di "frattura". Dopo un trauma, la RMN può mostrare edema osseo o segni infiammatori a livello della sincondrosi anche in assenza di una vera frattura, mentre l'evidenza di rima di frattura, irregolarità dei margini o distacco dell'os trigonum indica un quadro traumatico strutturale. Nei quadri di conflitto posteriore cronico questi scenari possono sovrapporsi.

Ruolo del tendine FHL

Il muscolo flessore lungo dell'alluce origina prevalentemente dai due terzi distali della superficie posteriore del perone e dalla membrana interossea. Il suo tendine decorre quindi posteriormente alla caviglia, nel solco compreso tra i tubercoli mediale e laterale del processo posteriore dell'astragalo e, dopo essere passato al di sotto del sustentaculum tali, si dirige verso la falange distale del primo dito. La sua funzione è la flessione dell'alluce e — in modo importante nello sport — la stabilizzazione del primo raggio durante la spinta.

A livello posteriore della caviglia, il tendine occupa uno spazio molto ristretto immediatamente medialmente al tubercolo laterale e all'os trigonum, se presente. Questa posizione anatomica lo rende un attore quasi obbligato nel conflitto posteriore, come struttura vittima o come struttura causa.

  • tenosinovite del FHL: infiammazione della guaina, spesso associata a movimento ripetuto in flessione plantare;
  • "trigger hallux": scatto o blocco doloroso dell'alluce provocato da nodi o ispessimenti tendinei che si impegnano al passaggio nel solco;
  • irritazione secondaria del tendine da parte di un os trigonum sintomatico o di osteofiti posteriori;
  • compressione tendinea per ispessimento capsulare posteriore.

Il coinvolgimento del FHL è particolarmente frequente nei ballerini di danza classica, per la ripetuta esecuzione del gesto tecnico in demi-pointe e sur les pointes.

Chi è maggiormente a rischio

Le popolazioni maggiormente esposte al conflitto posteriore sono quelle che richiedono una flessione plantare massimale ripetuta o mantenuta:

  • ballerini di danza classica (demi-pointe e sur les pointes);
  • calciatori (calcio di collo pieno e gesti tecnici ripetuti);
  • ginnasti;
  • tuffatori e nuotatori (spinta dal blocchetto, posizione del piede in acqua);
  • praticanti di arti marziali;
  • sportivi con storia di distorsione in flessione plantare forzata.

L'esistenza di un os trigonum o di un processo di Stieda prominente rappresenta un fattore predisponente, ma non è di per sé una condizione patologica.

Sintomi

Il sintomo principale è il dolore nella parte posteriore della caviglia durante la flessione plantare massimale. Il quadro può includere:

  • dolore posteriore profondo, spesso posterolaterale o posteromediale a seconda della struttura coinvolta;
  • dolore accentuato in punta di piede, sur les pointes, calcio di collo pieno o durante la spinta;
  • dolore in salita e in discesa, soprattutto quando si utilizza attivamente la parte anteriore del piede;
  • rigidità nella parte posteriore della caviglia;
  • scrosci o schiocchi durante il movimento;
  • scatto o blocco doloroso dell'alluce (trigger hallux), nei quadri con coinvolgimento del FHL;
  • riduzione della performance sportiva, in particolare nei gesti tecnici in flessione plantare.

L'insorgenza può essere acuta (dopo una distorsione in flessione plantare forzata) o graduale (nei sovraccarichi da attività sportiva ripetitiva).

Esame obiettivo

L'esame obiettivo deve mirare a riconoscere se il dolore origini nel compartimento posteriore e a distinguere le componenti ossee da quelle dei tessuti molli e dal tendine FHL.

  • ispezione: eventuali tumefazioni retromalleolari, mediali o laterali;
  • palpazione posterolaterale, tra tendine di Achille e malleolo peroneale, alla ricerca di dolore in corrispondenza dell'os trigonum o del processo posteriore;
  • palpazione posteromediale, tra tendine di Achille e malleolo tibiale, alla ricerca di dolorabilità lungo il decorso del FHL;
  • forced plantar flexion test (test di van Dijk): dolore riprodotto con flessione plantare massimale passiva rapidamente ripetuta, sensibile ma non specifico;
  • valutazione del FHL: dolore alla mobilizzazione dell'alluce, scatto doloroso, dolore aumentato flettendo attivamente l'alluce contro resistenza con la caviglia in flessione plantare;
  • differenziazione con il tendine di Achille: palpazione lungo il tendine, test di Thompson, dolore al carico monopodalico sulle punte, che orientano verso una tendinopatia achillea o una borsite retrocalcaneare.

Diagnosi e imaging

L'imaging serve a confermare il sospetto clinico, identificare la struttura responsabile e escludere altre cause di dolore posteriore. Nessun singolo esame è sufficiente in ogni caso.

EsameVantaggiLimiti
RX standard e in flessione plantareMostra os trigonum, processo di Stieda, osteofiti posteriori, calcificazioni.Non valuta i tessuti molli; l'os trigonum riscontrato non è di per sé diagnostico.
RMNSensibile per edema osseo, sinovite, tenosinovite del FHL, tessuto cicatriziale posteriore.Può mostrare alterazioni asintomatiche; interpretazione integrata con clinica.
TCOttima definizione ossea; utile per fratture del processo posteriore, esiti e valutazione di osteofiti.Espone a radiazioni; non valuta i tessuti molli.
EcografiaDinamica; valuta scorrimento del FHL, tenosinovite, guida per infiltrazioni.Operatore-dipendente; visualizzazione limitata del piano osseo profondo.
Valutazione artroscopica intraoperatoriaConsente la visualizzazione diretta del compartimento posteriore, del FHL e delle eventuali lesioni associate durante una procedura chirurgica già indicata; permette di confermare e trattare contestualmente le strutture responsabili del conflitto.È una procedura invasiva e non rappresenta un esame diagnostico di routine. Viene generalmente utilizzata quando esiste già un'indicazione chirurgica fondata su quadro clinico e imaging.
Ruolo dei principali esami di imaging nel conflitto posteriore della caviglia.

Un blocco anestetico ecoguidato nel compartimento posteriore può contribuire a confermare che il dolore origini effettivamente da quella sede.

Diagnosi differenziale

  • tendinopatia achillea (inserzionale e non inserzionale);
  • borsite retrocalcaneare;
  • tendinopatia del tibiale posteriore;
  • lesioni o tendinopatie dei tendini peronieri;
  • lesione del tendine flessore lungo dell'alluce indipendente dal conflitto posteriore;
  • sindrome del tunnel tarsale;
  • neuropatia o irritazione del nervo surale;
  • frattura del processo posteriore dell'astragalo;
  • frattura dell'os trigonum o lesione della sincondrosi;
  • frattura da stress o edema osseo del talo;
  • lesione osteocondrale posteriore del talo;
  • patologia post-traumatica dell'articolazione tibio-astragalica;
  • patologia dell'articolazione subtalare (sinovite, coalizione, artrosi).

Trattamento conservativo

Il trattamento iniziale è generalmente conservativo e molti pazienti possono ottenere un miglioramento sensibile. Tuttavia, le percentuali di successo non sono definite con precisione, perché la letteratura sul trattamento non chirurgico del conflitto posteriore è composta prevalentemente da studi osservazionali con protocolli eterogenei.

  • modifica temporanea dell'attività: riduzione dei gesti tecnici che scatenano il dolore (punta del piede, calcio di collo pieno, demi-pointe);
  • fisioterapia dedicata: recupero della mobilità, gestione del sovraccarico, correzione degli schemi di movimento;
  • progressione controllata del carico guidata dalla risposta dei sintomi durante l'attività e nelle 24 ore successive: un lieve fastidio può essere tollerabile in alcuni programmi riabilitativi, mentre un aumento persistente del dolore o del gonfiore richiede una riduzione temporanea del carico;
  • rinforzo muscolare mirato di tricipite surale, tibiale posteriore, peronieri e muscoli intrinseci del piede;
  • lavoro sulla mobilità dell'articolazione tibio-astragalica e subtalare;
  • FANS per periodi limitati, come supporto sintomatico e non come cura;
  • in casi selezionati, infiltrazione ecoguidata con anestetico locale, eventualmente associato a corticosteroide, con finalità diagnostica o terapeutica, quando la sede sospetta del conflitto sia ben identificata;
  • eventuali modifiche calzaturistiche o dei gesti tecnici, di concerto con preparatore atletico o insegnante.

Quando è indicato l'intervento

L'indicazione chirurgica viene considerata quando i sintomi persistono nonostante un percorso conservativo ben condotto per un tempo adeguato, e quando limitano in modo significativo attività sportiva o vita quotidiana.

  • dolore posteriore persistente e funzionalmente limitante non responsivo a un percorso conservativo adeguato, che può comprendere modifica dell'attività, fisioterapia e, in casi selezionati, infiltrazione ecoguidata;
  • impossibilità di riprendere la pratica sportiva o professionale (danza, calcio ad alto livello, ginnastica);
  • os trigonum sintomatico o frattura non consolidata del processo posteriore, con quadro clinico e imaging concordanti;
  • tenosinovite cronica del FHL non responsiva al trattamento conservativo;
  • sinovite posteriore persistente con documentata alterazione strutturale.

Il tempo di gestione conservativa prima di considerare la chirurgia non è fisso e va valutato caso per caso. L'indicazione chirurgica richiede inoltre:

  • correlazione tra sintomi, esame obiettivo e imaging;
  • identificazione plausibile della struttura responsabile del conflitto;
  • esclusione o adeguato trattamento delle patologie associate;
  • valutazione delle richieste sportive o professionali del paziente.

Principi del trattamento chirurgico

L'obiettivo del trattamento chirurgico è eliminare la causa meccanica del conflitto, preservando il più possibile le strutture sane del compartimento posteriore. Le principali opzioni comprendono:

  • artroscopia posteriore della caviglia, che rappresenta oggi l'approccio mini-invasivo preferito in molti pazienti adeguatamente selezionati;
  • resezione dell'os trigonum sintomatico;
  • resezione di un processo di Stieda prominente o di osteofiti posteriori;
  • sinoviectomia posteriore e asportazione di tessuto cicatriziale;
  • tenosinovectomia, decompressione del tendine FHL e apertura selettiva della sua guaina fibro-ossea quando indicata, con l'obiettivo di ripristinare lo scorrimento del tendine e rimuovere sinovia, aderenze o costrizioni responsabili dei sintomi, senza mai eseguire sezione o tenotomia del tendine.

L'artroscopia posteriore consente un'ampia visualizzazione del compartimento posteriore, permette di trattare nella stessa procedura strutture ossee, sinoviali e tendinee e può favorire una riabilitazione più rapida rispetto ad alcuni approcci aperti. L'approccio aperto conserva indicazioni specifiche in base ad anatomia, dimensioni della lesione, precedenti interventi o necessità ricostruttive, e la scelta va individualizzata.

La rimozione di un os trigonum o di un processo di Stieda non esaurisce sempre il trattamento. Durante la procedura devono essere riconosciuti e, quando clinicamente rilevanti, trattati anche sinovite posteriore, aderenze, tenosinovite del FHL, corpi mobili, lesioni osteocondrali e altre patologie associate.

In questa pagina non vengono descritti i dettagli tecnici; l'artroscopia posteriore viene approfondita in una risorsa dedicata.

Riabilitazione

Il percorso riabilitativo dipende dal tipo di trattamento e dalla struttura coinvolta. La progressione deve essere guidata dal recupero funzionale (mobilità, forza, controllo, tolleranza al gesto tecnico) e non basata soltanto sui tempi post-operatori.

  • recupero progressivo del carico e dell'articolarità;
  • gestione dell'edema e del controllo del dolore nelle prime settimane;
  • recupero della mobilità in dorsiflessione e in flessione plantare, senza forzare precocemente i gradi estremi;
  • rinforzo muscolare di caviglia, piede e catena posteriore;
  • reintegrazione graduale dei gesti sport-specifici;
  • ritorno allo sport guidato da criteri funzionali (forza, controllo, tolleranza al gesto tecnico) più che da tempi rigidi.

Complicanze

Le complicanze sono complessivamente poco frequenti, ma devono essere considerate e discusse prima dell'intervento. Le possibili complicanze del trattamento chirurgico del conflitto posteriore comprendono:

  • alterazioni sensitive temporanee o, più raramente, persistenti;
  • lesioni nervose o neurovascolari, in particolare a carico del fascio tibiale posteromediale e, più raramente, del nervo surale in relazione all'accesso utilizzato;
  • infezione, generalmente superficiale;
  • rigidità residua del compartimento posteriore;
  • aderenze o persistenza della tenosinovite del FHL;
  • dolore residuo o recidiva sintomatica per conflitto incompletamente trattato o residui ossei o cicatriziali;
  • problematiche cicatriziali sui portali di accesso;
  • trombosi venosa profonda, rara ma possibile, come per qualsiasi intervento sulla caviglia.

Prognosi

La prognosi del conflitto posteriore è, nella maggior parte dei casi, favorevole. Le forme correttamente inquadrate e gestite in modo conservativo possono risolversi nell'arco di alcune settimane o mesi. Nei casi trattati chirurgicamente molti pazienti riprendono progressivamente le attività sportive; il rientro a livelli agonistici o competitivi dipende dalla selezione dell'indicazione, dalla struttura trattata e dalla qualità del percorso riabilitativo. Il conflitto posteriore, insieme alle lesioni della sindesmosi, va considerato tra le cause di dolore persistente dopo una distorsione di caviglia: un inquadramento tempestivo è determinante per un recupero atletico soddisfacente.

Tempi e risultati non sono garantibili in modo generalizzato: dipendono dalla struttura coinvolta, dal livello di attività, dall'associazione con altre patologie della caviglia e dall'aderenza al percorso riabilitativo.

Domande frequenti

Che cos'è l'os trigonum?

È una variante anatomica in cui il tubercolo laterale del processo posteriore dell'astragalo non si fonde e rimane come un piccolo osso accessorio. È presente in una parte significativa della popolazione ed è spesso del tutto asintomatico.

L'os trigonum va sempre operato?

No. Molti soggetti con os trigonum non hanno mai sintomi. L'indicazione all'asportazione viene considerata solo quando è documentato che l'os trigonum è la struttura responsabile del dolore e i sintomi non rispondono al trattamento conservativo.

Posso continuare a giocare a calcio?

In molti casi sì, adattando temporaneamente carichi e gesti tecnici e affiancando un percorso di fisioterapia. La decisione va personalizzata in base al livello di dolore, all'imaging e agli obiettivi sportivi.

Serve sempre la risonanza?

Non sempre. La RMN è utile quando si sospetta un coinvolgimento dei tessuti molli o del FHL, in caso di persistenza dei sintomi o prima di programmare un intervento. Nella prima valutazione, spesso, RX ed esame clinico sono sufficienti a orientare il quadro.

Il dolore può dipendere dal FHL?

Sì. Una tenosinovite del tendine flessore lungo dell'alluce, o un fenomeno di trigger hallux, sono cause frequenti di dolore posteromediale nel conflitto posteriore, in particolare nei ballerini.

Il conflitto posteriore può guarire da solo?

Alcune forme acute o lievi possono migliorare con riduzione temporanea del carico. Nei quadri persistenti o legati a gesti sportivi ripetitivi è generalmente utile un percorso strutturato, mirato alla causa prevalente e alla progressiva ripresa dell'attività.

Il conflitto posteriore può cronicizzare?

Sì. Se la causa meccanica non viene affrontata e i gesti scatenanti vengono ripetuti, i sintomi possono persistere a lungo, con impatto significativo sulla performance sportiva.

Quanto dura il recupero?

I tempi dipendono dalla struttura trattata e dal tipo di attività. La ripresa delle attività quotidiane precede generalmente il ritorno ai gesti estremi in flessione plantare, alla danza sulle punte o allo sport ad alta intensità. Il rientro deve essere guidato da criteri funzionali, non da una scadenza universale.

Un os trigonum trovato per caso è pericoloso?

No. Un os trigonum riscontrato incidentalmente in un soggetto senza sintomi non richiede trattamento e non deve essere considerato una malattia.

Cos'è il forced plantar flexion test?

È una manovra in cui il medico porta passivamente la caviglia in flessione plantare massimale in modo ripetuto: la comparsa di dolore posteriore riproducibile orienta verso un conflitto posteriore, ma il test non è specifico.

L'artroscopia posteriore è l'unica opzione chirurgica?

No. L'artroscopia posteriore è oggi l'approccio mini-invasivo preferito in molti pazienti selezionati, ma l'approccio aperto conserva indicazioni specifiche. La scelta dipende dalla struttura da trattare, dall'anatomia, dalle eventuali patologie associate e dall'esperienza del chirurgo.

Il dolore posteriore è sempre conflitto posteriore?

No. Molte condizioni causano dolore posteriore alla caviglia: tendinopatia achillea, borsite retrocalcaneare, patologia della subtalare, lesioni osteocondrali posteriori. La diagnosi differenziale è fondamentale.

In sintesi

Messaggi chiave

  • Il conflitto posteriore è una sindrome clinica in cui differenti strutture del compartimento posteriore possono essere compresse durante la flessione plantare.
  • Distinguere impingement osseo e impingement dei tessuti molli è essenziale per scegliere il trattamento.
  • Os trigonum e processo di Stieda sono varianti anatomiche: spesso asintomatiche, diventano rilevanti solo quando la clinica concorda.
  • Il tendine FHL può essere sia causa (tenosinovite, trigger hallux) sia vittima del conflitto posteriore.
  • Nessun singolo test o esame è diagnostico da solo: la diagnosi è integrata.
  • Il trattamento conservativo, mirato e personalizzato, è la prima scelta.
  • L'artroscopia posteriore è oggi l'opzione chirurgica di riferimento nei casi resistenti.

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