Artroscopia posteriore della caviglia
Tecnica mini-invasiva per il trattamento delle patologie del compartimento posteriore della caviglia.
L'artroscopia posteriore della caviglia è una tecnica chirurgica mini-invasiva che, attraverso due piccole incisioni posteriori, consente di visualizzare direttamente e trattare numerose patologie del compartimento posteriore — dal conflitto posteriore all'os trigonum sintomatico, dalla tenosinovite del flessore lungo dell'alluce ad alcune lesioni osteocondrali posteriori del talo. In pazienti adeguatamente selezionati permette di ottenere gli stessi obiettivi della chirurgia aperta riducendo l'aggressione dei tessuti molli, ma non è una tecnica adatta a ogni situazione: la scelta dipende dalla patologia, dall'anatomia individuale, dalle lesioni associate e dall'esperienza del chirurgo. Questa pagina descrive che cos'è, come viene eseguita in termini generali, quali patologie può trattare e quali sono realisticamente vantaggi, limiti, rischi e tempi di recupero.
Introduzione
L'artroscopia posteriore della caviglia è una tecnica chirurgica mini-invasiva sviluppata e sistematizzata a partire dagli anni Duemila, principalmente grazie al lavoro di Nick van Dijk e della sua scuola. Rappresenta oggi uno degli approcci più utilizzati per molte patologie del compartimento posteriore della caviglia e del retropiede, in alternativa a tecniche aperte tradizionali che richiedono incisioni più estese e una maggiore aggressione dei tessuti molli.
Il principio è unire in un unico tempo chirurgico tre elementi: la visione diretta e ingrandita delle strutture posteriori, il trattamento delle lesioni riscontrate e la minima aggressione dei tessuti attraversati, grazie all'uso di due portali cutanei di pochi millimetri. In pazienti adeguatamente selezionati, questo consente di trattare simultaneamente più patologie posteriori e di ridurre la rigidità e il dolore postoperatori rispetto ad alcuni approcci aperti.
Che cos'è l'artroscopia posteriore
L'artroscopia posteriore consiste nell'introduzione, attraverso due piccole incisioni situate posteriormente alla caviglia, di una telecamera dedicata (ottica artroscopica) e di strumenti miniaturizzati che permettono di operare sotto controllo visivo diretto. Le immagini vengono proiettate su un monitor con ingrandimento superiore a quello ottenibile a occhio nudo, così il chirurgo può palpare, valutare e trattare le strutture del compartimento posteriore con un'aggressione dei tessuti nettamente inferiore rispetto agli approcci aperti tradizionali.
Gli strumenti utilizzati comprendono sonde per la palpazione, pinze da presa, fresature motorizzate (shaver), frese ossee, sistemi di elettrocoagulazione a radiofrequenza e, quando indicato, ancorette per la reinserzione dei tessuti. La tecnica è stata progressivamente standardizzata: oggi esistono protocolli condivisi per il posizionamento, l'orientamento dei portali e i punti di repere anatomici che devono essere identificati prima di procedere.
Il principio operativo è ottenere lo stesso obiettivo di una chirurgia aperta — rimuovere una struttura ossea in conflitto, decomprimere un tendine, trattare una sinovite, asportare un corpo mobile — riducendo, quando le indicazioni lo consentono, l'estensione dell'incisione, il sanguinamento intraoperatorio e la manipolazione dei tessuti molli circostanti. La mini-invasività non è il fine, ma la conseguenza di una tecnica pensata per rispettare i tessuti sani.
Perché scegliere l'artroscopia posteriore
Lo scopo dell'artroscopia posteriore non è eseguire incisioni più piccole, ma trattare in modo preciso le strutture del compartimento posteriore riducendo il trauma dei tessuti molli quando l'indicazione lo consente. La mini-invasività è un mezzo, non il fine: se la patologia richiede una visione o una ricostruzione che l'approccio artroscopico non permette di raggiungere in sicurezza, la scelta corretta rimane quella di un accesso aperto.
In pratica, la tecnica viene preferita quando permette di ottenere gli stessi obiettivi terapeutici della chirurgia aperta — decomprimere un conflitto, asportare un os trigonum sintomatico, gestire una tenosinovite del FHL, rimuovere corpi mobili — con minore aggressione delle strutture non malate e con una migliore visualizzazione delle regioni profonde. Non viene scelta perché è "più moderna", ma perché in quel paziente rappresenta l'opzione più coerente con la diagnosi.
Quando è indicata
L'indicazione all'artroscopia posteriore non nasce dalla tecnica, ma dalla patologia. La procedura viene proposta quando la valutazione clinica e l'imaging hanno identificato una patologia del compartimento posteriore realmente responsabile dei sintomi e resistente a un percorso conservativo adeguato, o quando la lesione richiede fin dall'inizio un trattamento chirurgico. La decisione tiene conto della natura della lesione, delle richieste funzionali del paziente, delle eventuali lesioni associate e delle caratteristiche anatomiche individuali.
Le principali indicazioni riconosciute in letteratura comprendono:
- conflitto posteriore della caviglia (posterior ankle impingement syndrome), sia di origine ossea sia dei tessuti molli;
- os trigonum sintomatico e frattura o distacco dell'os trigonum;
- processo di Stieda sintomatico (tubercolo laterale ipertrofico dell'astragalo);
- osteofiti posteriori dell'astragalo o della tibia;
- tenosinovite del tendine flessore lungo dell'alluce (FHL) e trigger hallux;
- sinovite posteriore, aderenze intra-articolari e tessuto cicatriziale sintomatico;
- corpi mobili intra-articolari posteriori;
- alcune lesioni osteocondrali posteriori del talo, in genere non raggiungibili per via anteriore;
- alcune procedure sul tendine d'Achille inserzionale (calcaneoplastica endoscopica per malattia di Haglund) in casi selezionati;
- alcune procedure ricostruttive sul FHL (transfer al calcagno) nei quadri di tendinopatia achillea inserzionale severa in casi selezionati;
- artrodesi mini-invasive dell'articolazione subtalare o tibio-astragalica posteriore in indicazioni specifiche.
Quando NON è indicata
L'artroscopia posteriore non è la risposta corretta per qualsiasi dolore posteriore della caviglia. Anzi, proporla in assenza dei presupposti giusti espone a un intervento inutile o inefficace. Esistono situazioni cliniche in cui la tecnica non è la scelta più appropriata e altre in cui è chiaramente controindicata.
A titolo esemplificativo, l'artroscopia posteriore non è indicata come primo passo in presenza di:
- dolore posteriore della caviglia senza una diagnosi anatomica definita, in cui il quadro clinico e l'imaging non identificano una struttura realmente responsabile dei sintomi;
- tendinopatia achillea non inserzionale isolata, in cui il trattamento di riferimento resta conservativo e, quando indicato chirurgicamente, non richiede in prima battuta l'accesso artroscopico posteriore;
- alcune fratture del retropiede o del pilone tibiale, che necessitano di riduzione e sintesi tramite approcci dedicati;
- infezioni attive articolari, tendinee o dei tessuti molli, la cui gestione segue percorsi differenti;
- deformità importanti dell'asse tibio-astragalico o del retropiede, che richiedono correzioni ricostruttive complesse;
- quadri che richiedono un'esposizione chirurgica più ampia — ad esempio ricostruzioni tendinee estese, resezioni ossee di grandi dimensioni o revisioni con esiti cicatriziali importanti.
In tutte queste situazioni la strada corretta può essere un percorso conservativo dedicato, un'ulteriore fase diagnostica o un approccio chirurgico differente. La scelta finale dipende dalla diagnosi, dall'anatomia individuale, dalle lesioni associate e dall'esperienza del chirurgo con le diverse tecniche.
Quali patologie può trattare
| Patologia | Ruolo dell'artroscopia posteriore |
|---|---|
| Conflitto posteriore osseo | Consente di visualizzare e rimuovere in modo selettivo osteofiti posteriori tibiali e talari, un os trigonum sintomatico o un processo di Stieda ipertrofico responsabili del conflitto. |
| Conflitto posteriore dei tessuti molli | Permette di trattare sinovite, tessuto cicatriziale, ispessimenti capsulari e aderenze responsabili dei sintomi anche in assenza di alterazioni ossee. |
| Tenosinovite del FHL e trigger hallux | Consente la tenosinovectomia, la decompressione del tendine FHL e l'apertura selettiva della sua guaina fibro-ossea quando la costrizione contribuisce ai sintomi. |
| Corpi mobili e sinovite posteriore | Permette la rimozione dei corpi liberi e la sinoviectomia con incisioni minime e sotto controllo visivo diretto. |
| Alcune lesioni osteocondrali posteriori del talo | In lesioni posteriori difficilmente raggiungibili per via anteriore, offre un accesso più diretto per debridement, microfratture o preparazione del sito per le tecniche riparative. |
| Malattia di Haglund | La calcaneoplastica endoscopica consente di rimodellare il calcagno posteriore in casi selezionati di conflitto retrocalcaneare. |
In molti pazienti il quadro non è puro: sinovite, alterazioni ossee e problematiche tendinee coesistono. Uno dei principali vantaggi dell'artroscopia posteriore è la possibilità di riconoscere e trattare, nello stesso tempo chirurgico, le diverse componenti responsabili dei sintomi, senza dover moltiplicare gli accessi.
| Patologia | Possibile trattamento artroscopico |
|---|---|
| Conflitto posteriore della caviglia | Frequentemente sì |
| Os trigonum sintomatico | Frequentemente sì |
| Processo di Stieda ipertrofico | Frequentemente sì |
| Tenosinovite del FHL | Spesso sì |
| Trigger hallux | Spesso sì |
| Osteofiti posteriori tibiali/talari | Frequentemente sì |
| Corpi mobili posteriori | Sì |
| Lesioni osteocondrali posteriori del talo | In casi selezionati |
| Calcaneoplastica posteriore (Haglund) | In casi selezionati |
| Alcune procedure sul tendine d'Achille | In casi selezionati |
| Fratture del retropiede | Dipende dal tipo di lesione |
La tabella ha finalità puramente orientativa: la reale possibilità di eseguire la procedura per via artroscopica dipende dalle caratteristiche individuali della lesione, dall'anatomia del paziente, dalle lesioni associate e dall'esperienza del chirurgo con la tecnica.
Come si svolge l'intervento
L'artroscopia posteriore viene generalmente eseguita in sala operatoria, con paziente in posizione prona e la caviglia libera oltre il bordo del lettino, in modo da permettere il movimento passivo intraoperatorio. La procedura è di solito ambulatoriale o richiede una breve degenza; la scelta dipende dalla complessità del caso, dalle lesioni associate e dalle caratteristiche del paziente.
- Preparazione del paziente e valutazione anestesiologica dedicata, con discussione del tipo di anestesia più appropriato (generale o loco-regionale, spesso combinata con un blocco nervoso periferico ecoguidato).
- Posizionamento prono con il piede sporgente oltre il lettino operatorio, in modo da poter mobilizzare la caviglia durante l'intervento.
- Identificazione ecografica o clinica dei repere anatomici (tendine d'Achille, punta del malleolo laterale, decorso presunto del nervo surale) e segnatura sulla cute della posizione dei portali.
- Esecuzione dei due portali posteriori standard, con introduzione dell'ottica e degli strumenti attraverso una tecnica di triangolazione al di sopra della capsula posteriore.
- Esplorazione sistematica del compartimento posteriore: capsula, processo posteriore dell'astragalo, os trigonum quando presente, tendine FHL, articolazione subtalare posteriore.
- Trattamento della patologia identificata (asportazione ossea selettiva, sinoviectomia, tenosinovectomia, gestione delle lesioni associate).
- Controllo finale della qualità del gesto chirurgico, dell'assenza di frammenti residui e dell'integrità delle strutture neurovascolari.
- Sutura cutanea dei portali, medicazione compressiva e istruzioni personalizzate per il primo periodo postoperatorio.
Accessi chirurgici
Gli accessi standardizzati dell'artroscopia posteriore sono due portali situati ai lati del tendine d'Achille, all'altezza della punta del malleolo laterale: il portale posterolaterale, lateralmente al tendine, e il portale posteromediale, medialmente al tendine. Attraverso il primo viene introdotta l'ottica; attraverso il secondo, gli strumenti operativi. La disposizione simmetrica permette di lavorare in triangolazione sulle strutture posteriori.
L'accesso richiede una conoscenza precisa dell'anatomia della regione posteriore. In prossimità dei portali decorrono il nervo surale (in genere laterale al tendine d'Achille) e, più in profondità, il fascio vascolo-nervoso tibiale posteriore (arteria e vena tibiale posteriore e nervo tibiale) che passa medialmente al FHL. Il rispetto di questi elementi guida il posizionamento cutaneo del portale, la direzione dell'introduttore e la profondità di lavoro degli strumenti.
Quali immagini possono essere utili
La comprensione dell'artroscopia posteriore è nettamente più chiara quando il testo è accompagnato da immagini dedicate. Sono particolarmente utili al lettore:
- uno schema dei due portali posteriori (posterolaterale e posteromediale) rispetto al tendine d'Achille e alla punta del malleolo laterale;
- uno schema anatomico del compartimento posteriore della caviglia, con capsula, articolazione tibio-astragalica posteriore e articolazione subtalare;
- il decorso del tendine flessore lungo dell'alluce (FHL) e i suoi rapporti con il fascio vascolo-nervoso tibiale posteriore;
- una rappresentazione dell'os trigonum e del processo di Stieda, con le principali varianti anatomiche;
- un esempio artroscopico del compartimento posteriore, con le strutture identificate durante l'esplorazione;
- un diagramma sintetico del percorso dell'intervento, dalla preparazione al follow-up.
Ruolo dell'endoscopia del retropiede
In letteratura si trovano diversi termini per procedure simili: posterior ankle arthroscopy, hindfoot endoscopy, endoscopia del retropiede. La distinzione non è sempre netta.
- "Posterior ankle arthroscopy" indica classicamente la valutazione e il trattamento delle strutture intra-articolari tibio-astragaliche posteriori attraverso i portali posteriori.
- "Hindfoot endoscopy" (endoscopia del retropiede) è un termine più ampio che comprende anche le procedure extra-articolari sul FHL, sulla capsula posteriore, sul tendine d'Achille inserzionale (calcaneoplastica endoscopica) e sull'articolazione subtalare.
Nella pratica moderna queste tecniche vengono spesso considerate parte dello stesso spettro mini-invasivo. La scelta terminologica ha implicazioni soprattutto per la codifica e la comunicazione scientifica; dal punto di vista del paziente, ciò che conta è che una stessa via di accesso posteriore permette al chirurgo di affrontare più patologie contigue in un unico intervento, quando indicato.
Vantaggi
- incisioni ridotte, dell'ordine di pochi millimetri, con esiti cicatriziali generalmente contenuti;
- visualizzazione diretta e ingrandita di molte strutture del compartimento posteriore;
- minore aggressione dei tessuti molli circostanti rispetto ad alcuni approcci aperti;
- possibilità di trattare più patologie coesistenti (osseo, sinoviale, tendineo) in un unico tempo chirurgico;
- riduzione della rigidità postoperatoria in molti casi;
- ripresa funzionale spesso più rapida rispetto ad alcuni approcci aperti tradizionali;
- in ambito ambulatoriale o con degenze brevi, minore impatto sull'organizzazione dei tempi del paziente.
Limiti
- non tutte le patologie posteriori sono trattabili per via artroscopica;
- alcune lesioni ossee estese, deformità o esiti di precedenti interventi richiedono un approccio aperto per una gestione adeguata;
- la profondità e la ristrettezza dello spazio di lavoro richiedono strumentazione dedicata e curva di apprendimento specifica;
- l'orientamento nel compartimento posteriore, in assenza di riferimenti anatomici superficiali, dipende dall'esperienza dell'operatore;
- in presenza di edema tissutale marcato o di sanguinamento, la visibilità intraoperatoria può ridursi;
- l'artroscopia posteriore non risolve componenti biomeccaniche o funzionali che non siano correlate a una struttura anatomica realmente aggredibile.
La decisione fra artroscopia posteriore e approccio aperto è quindi individuale: dipende dalla patologia, dall'anatomia, dalle lesioni associate, dalle richieste funzionali e dall'esperienza del chirurgo con entrambe le tecniche. L'approccio aperto non è una tecnica "vecchia", ma un'opzione con indicazioni specifiche che conserva un ruolo importante.
Possibili complicanze
Come ogni procedura chirurgica, anche l'artroscopia posteriore comporta rischi. Le complicanze sono complessivamente poco frequenti, ma devono essere considerate e discusse prima dell'intervento.
- alterazioni sensitive temporanee o, più raramente, persistenti, tipicamente in relazione al nervo surale in prossimità del portale posterolaterale;
- lesioni nervose o neurovascolari, in particolare a carico del fascio tibiale posteromediale, rare in mani esperte ma potenzialmente rilevanti;
- infezione superficiale o, più raramente, profonda;
- rigidità della caviglia, in genere transitoria;
- aderenze postoperatorie o persistenza di tenosinovite del FHL;
- dolore residuo o recidiva sintomatica per conflitto o patologia incompletamente trattata;
- problematiche cicatriziali sui portali;
- trombosi venosa profonda, rara ma possibile, in particolare in presenza di fattori di rischio individuali.
Decorso post-operatorio
Il decorso post-operatorio dell'artroscopia posteriore varia in modo significativo in base alla patologia trattata e alle eventuali procedure associate. Una calcaneoplastica endoscopica, ad esempio, ha esigenze differenti rispetto a un'asportazione isolata di os trigonum o a una tenosinovectomia del FHL. Le indicazioni che seguono descrivono un profilo generale.
- medicazione compressiva applicata al termine dell'intervento e mantenuta per alcuni giorni, con controlli programmati;
- gestione del dolore basata su analgesia multimodale, ghiaccio locale e riposo funzionale nelle prime ore e nei primi giorni;
- carico e utilizzo di stampelle differenziati in base alla procedura: in molti casi il carico è concesso precocemente, in altri (ad esempio dopo lavoro sulla cartilagine o su strutture tendinee) è graduato secondo un protocollo dedicato;
- mobilizzazione della caviglia guidata dal chirurgo e dal fisioterapista, spesso avviata precocemente per ridurre il rischio di rigidità;
- rimozione dei punti in genere a 10-14 giorni dall'intervento;
- controlli clinici programmati e, quando indicato, imaging di controllo per verificare l'evoluzione e la ripresa funzionale.
Riabilitazione
La riabilitazione è una parte essenziale del risultato finale. Il protocollo viene personalizzato in base alla patologia trattata, alle procedure eseguite, al tipo di attività del paziente e alla risposta clinica. In modo generale, comprende diverse fasi che si sovrappongono.
- Fase precoce: controllo dell'edema e del dolore, protezione dei tessuti operati, recupero graduale dell'articolarità con esercizi guidati.
- Fase intermedia: recupero completo del ROM (range of movement), rinforzo muscolare progressivo di tricipite surale, tibiale posteriore, peronieri e muscoli intrinseci del piede.
- Fase avanzata: propriocezione, controllo dinamico della caviglia, riadattamento agli schemi di carico specifici delle attività di ogni paziente.
- Fase di ritorno sportivo o professionale: reintroduzione progressiva dei gesti tecnici, con criteri funzionali definiti.
Ritorno allo sport
Non esiste un tempo universale per il ritorno allo sport dopo un'artroscopia posteriore. Il rientro dipende da diversi fattori:
- patologia trattata e sua storia naturale;
- procedure eseguite (osso, sinovia, tendine, cartilagine);
- processi di guarigione biologica specifici dei tessuti coinvolti;
- livello di attività precedente all'intervento e obiettivi sportivi;
- raggiungimento di criteri funzionali oggettivi (mobilità, forza, controllo dinamico, resistenza, gesto tecnico specifico) e non solo del "tempo trascorso".
La ripresa delle attività quotidiane precede in genere il ritorno ai gesti sportivi ad alta intensità. Il rientro deve essere guidato dai criteri funzionali definiti con lo specialista e il fisioterapista, non da una scadenza univoca stampata su un calendario.
Domande frequenti
Che cos'è l'artroscopia posteriore della caviglia?
È una tecnica chirurgica mini-invasiva che, attraverso due piccole incisioni situate posteriormente alla caviglia, consente di visualizzare direttamente e trattare le strutture del compartimento posteriore utilizzando una telecamera dedicata e strumenti miniaturizzati.
È diversa dall'artroscopia tradizionale della caviglia?
Sì. L'artroscopia anteriore accede all'articolazione dalla parte anteriore ed è indicata per patologie del compartimento anteriore (impingement anteriore, alcune lesioni osteocondrali, sinovite anteriore). L'artroscopia posteriore accede alla regione posteriore ed è indicata per patologie del compartimento posteriore. Le due tecniche possono essere associate quando coesistono più patologie.
Serve sempre un'anestesia generale?
No. La scelta anestesiologica è personalizzata: si valutano anestesia generale, anestesia loco-regionale e blocchi nervosi periferici ecoguidati, spesso in combinazione. La decisione tiene conto della procedura, del paziente e delle preferenze anestesiologiche.
Quanto dura l'intervento?
La durata varia in base alla patologia e alle procedure associate. Un intervento per conflitto posteriore semplice è in genere più breve rispetto a procedure combinate su cartilagine, FHL o tendine d'Achille. Il tempo operatorio non è, di per sé, un indicatore di qualità.
Si rimane ricoverati?
In molti casi la procedura è ambulatoriale o richiede una degenza breve. La decisione dipende dalla complessità dell'intervento, dalle condizioni generali del paziente e dall'organizzazione della struttura in cui si opera.
Quando si può camminare dopo l'intervento?
In molti casi il carico è concesso precocemente, con o senza stampelle a seconda della procedura eseguita. Dopo interventi che coinvolgono la cartilagine o strutture tendinee, il carico può essere protetto o graduato secondo un protocollo dedicato. Le indicazioni specifiche vengono personalizzate.
Quando si possono guidare l'auto e tornare al lavoro?
La ripresa della guida richiede recupero di forza, mobilità e sicurezza di reazione dell'arto operato, oltre al rispetto delle norme assicurative. Il ritorno al lavoro dipende dal tipo di attività (lavori sedentari possono essere ripresi molto prima di lavori pesanti o in piedi). Le indicazioni vengono discusse individualmente.
Quando si torna allo sport?
Non esiste un tempo universale. Il ritorno dipende dalla patologia trattata, dalla procedura, dai processi di guarigione biologica e dal raggiungimento di criteri funzionali. La ripresa delle attività quotidiane precede in genere il rientro ai gesti sportivi ad alta intensità.
L'intervento è doloroso?
Il dolore postoperatorio è generalmente controllabile con un'analgesia multimodale, ghiaccio locale e riposo funzionale nelle prime ore. La percezione individuale del dolore varia, ma l'approccio mini-invasivo tende a ridurre l'impatto rispetto ad alcuni interventi aperti.
Quali cicatrici rimangono?
I portali sono in genere due, di alcuni millimetri, situati ai lati del tendine d'Achille. Le cicatrici sono di solito contenute, ma la qualità cicatriziale dipende anche dalle caratteristiche individuali della cute.
Quali sono i rischi?
I rischi principali comprendono alterazioni sensitive temporanee, più raramente lesioni nervose o neurovascolari, infezione, rigidità, aderenze, persistenza di sintomi e — in condizioni predisponenti — trombosi venosa profonda. Le complicanze sono complessivamente poco frequenti ma devono essere considerate e discusse prima dell'intervento.
L'artroscopia posteriore è sempre meglio della chirurgia aperta?
No. L'artroscopia posteriore è un'ottima opzione in molti pazienti selezionati, ma l'approccio aperto conserva indicazioni specifiche in base ad anatomia, dimensioni della lesione, esiti di precedenti interventi o necessità ricostruttive. La scelta è individuale.
Posso essere sicuro che dopo l'intervento il dolore sparirà?
Nessun intervento chirurgico può garantire un risultato certo. L'artroscopia posteriore, quando eseguita per un'indicazione corretta, offre buoni risultati nella maggior parte dei pazienti, ma esistono situazioni di persistenza sintomatica o di recidiva. La discussione preoperatoria realistica è parte integrante del percorso di cura.
Che tipo di controlli sono previsti dopo l'intervento?
In genere sono previsti controlli clinici a intervalli programmati, con eventuale imaging di controllo quando indicato. Il percorso di follow-up viene personalizzato in base alla patologia trattata e alla risposta clinica.
L'artroscopia posteriore può essere ripetuta se il problema torna?
In alcuni casi selezionati sì, ma la scelta dipende dalla causa della recidiva e dallo stato dei tessuti. In presenza di aderenze o cicatrici estese, l'indicazione a un nuovo intervento va valutata con particolare attenzione, discutendo eventualmente approcci alternativi.
In sintesi
Messaggi chiave
- Tecnica mini-invasiva del compartimento posteriore basata su due portali posteriori standardizzati e strumenti miniaturizzati.
- Indicata in pazienti selezionati per conflitto posteriore, os trigonum e processo di Stieda sintomatici, tenosinovite del FHL, corpi mobili, sinovite posteriore e alcune lesioni osteocondrali posteriori del talo.
- Non sostituisce la chirurgia aperta in tutti i casi: la scelta dipende dalla patologia, dall'anatomia, dalle lesioni associate e dall'esperienza del chirurgo.
- Le complicanze sono complessivamente poco frequenti ma esistono: alterazioni sensitive, lesioni neurovascolari, rigidità, aderenze, persistenza dei sintomi.
- Il decorso postoperatorio e il ritorno allo sport dipendono dalla procedura eseguita e da criteri funzionali, non da un tempo universale.
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