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Dolore al tendine d'Achille nel cestista: dalla tendinopatia alla lesione acuta

Due storie molto diverse. «Da qualche settimana il tendine fa male nei primi minuti di allenamento, migliora quando mi scaldo e torna a farsi sentire dopo la partita o il mattino successivo.» Oppure: «Durante una partenza ho sentito improvvisamente qualcosa dietro la caviglia, come se qualcuno mi avesse dato un calcio — ma dietro di me non c'era nessuno.» Sono due quadri clinici distinti, e vale la pena imparare a riconoscerli.

Cestista adulto durante una fase esplosiva di salto verso il canestro in palestra
Salti, spinte e accelerazioni ripetute: il tendine d'Achille è al centro del gesto cestistico.

Il dolore al tendine d'Achille nel cestista non ha sempre lo stesso significato. Un dolore progressivo correlato al carico può essere compatibile con una tendinopatia. Un dolore improvviso durante spinta, accelerazione, salto o cambio di direzione, soprattutto se associato a perdita di forza, deve invece far considerare una lesione acuta del tendine. La diagnosi corretta determina un percorso completamente diverso.

Perché il tendine d'Achille è così sollecitato nel basket

Il tendine d'Achille trasferisce al piede le forze generate dal complesso gastrocnemio-soleo. È quindi determinante per accelerazione, spinta, corsa, salto, atterraggio, arresto e ripartenza: esattamente il repertorio del cestista.

Una partita di basket è una sequenza continua di accelerazioni, decelerazioni, salti, atterraggi, cambi di direzione, sprint brevi e movimenti esplosivi ripetuti. Ognuno di questi gesti impone carichi elevati al complesso muscolo-tendineo.

Il tendine d'Achille non è una struttura fragile: è anzi molto resistente. Ma deve potersi adattare progressivamente ai carichi a cui viene sottoposto.

Non chiamarla automaticamente «tendinite»

Nel linguaggio comune si parla quasi sempre di «tendinite». Nel dolore cronico da sovraccarico, però, il termine più appropriato è generalmente tendinopatia achillea. Non è una questione di lessico: cambia il modo di impostare il trattamento.

La tendinopatia non va infatti considerata semplicemente come una «infiammazione del tendine» da spegnere. Il quadro clinico riguarda soprattutto la risposta del tendine al carico e la sua capacità di tollerarlo.

Il problema è legato alla risposta del tendine al carico e non si risolve semplicemente «spegnendo l'infiammazione».

Il quadro generale è descritto nella pagina di Ankle Academy dedicata alla tendinopatia achillea.

Tendinopatia inserzionale e non inserzionale

Le due localizzazioni principali sono semplici da distinguere come sede:

  • tendinopatia non inserzionale (midportion): dolore generalmente localizzato alcuni centimetri sopra l'inserzione sul calcagno;
  • tendinopatia inserzionale: dolore in corrispondenza dell'inserzione del tendine sul calcagno.

Sintomi, gestione del carico e patologie associate possono essere differenti nelle due forme. Gli approfondimenti tecnici sono nelle pagine dedicate alla tendinopatia achillea del tratto medio e alla tendinopatia achillea inserzionale.

Cestista seduto a bordo campo che si tiene la parte posteriore della gamba
Dolore posteriore che compare durante o dopo il gioco: un sintomo che merita di essere interpretato, non ignorato.

Come si presenta una tendinopatia nel cestista

  • dolore durante i primi passi al mattino;
  • rigidità mattutina;
  • dolore all'inizio dell'allenamento;
  • possibile miglioramento durante il riscaldamento;
  • dolore che ritorna dopo l'attività;
  • sensibilità locale alla pressione;
  • possibile ispessimento del tendine;
  • dolore durante salti ripetuti;
  • ridotta tolleranza agli sprint;
  • dolore dopo partite particolarmente intense;
  • difficoltà ad allenarsi più giorni consecutivi.

Il dolore che «passa scaldandosi» può ingannare

«All'inizio mi fa male, poi dopo dieci minuti passa.» È un racconto frequentissimo e può effettivamente verificarsi nelle tendinopatie. Il punto è che il vero indicatore di tolleranza al carico non è soltanto come ci si sente durante l'attività.

È utile considerare anche:

  • il dolore nelle ore successive;
  • la rigidità il mattino seguente;
  • un progressivo aumento dei sintomi nel tempo;
  • la riduzione della capacità di allenarsi.

Un tendine che consente di giocare ma reagisce sempre peggio dopo il carico sta comunque dando un segnale.

Il carico: il concetto più importante

Il tendine si adatta al carico. Il problema tende a emergere quando la richiesta supera la capacità momentanea del tendine di adattarsi. Situazioni tipiche nel basket:

  • aumento improvviso degli allenamenti;
  • ritorno al basket dopo una pausa;
  • aumento dei minuti giocati;
  • introduzione di lavori esplosivi;
  • aumento del volume di salti;
  • molte partite ravvicinate;
  • cambiamento importante del tipo di attività;
  • recupero insufficiente tra le sedute.

Non esiste un singolo errore responsabile di tutte le tendinopatie: la condizione è multifattoriale.

Fattori che possono contribuire

Sono fattori possibili, non cause certe:

  • una precedente tendinopatia;
  • variazioni improvvise del carico;
  • ridotta capacità del tricipite surale;
  • recupero insufficiente;
  • età e caratteristiche individuali;
  • alcuni fattori metabolici o sistemici;
  • esposizione ripetuta a gesti esplosivi.

Attribuire automaticamente il problema alla pronazione, alla scarpa, al piede piatto o alla tecnica di salto è un'eccessiva semplificazione.

E le scarpe?

Drop, rigidità, geometria, comfort e soprattutto i cambiamenti improvvisi di calzatura possono modificare la distribuzione dei carichi. Ma una scarpa non rappresenta una cura universale per la tendinopatia e non esistono formule del tipo «tendine d'Achille = serve drop alto». Il tema della scelta della calzatura è trattato, in chiave podistica, nella guida sulle scarpe da running.

Visita specialistica: palpazione della regione del tendine d'Achille in ambulatorio
La diagnosi parte dalla storia clinica e dall'esame obiettivo, non dall'imaging.

Come si arriva alla diagnosi della tendinopatia

La valutazione è principalmente clinica e considera:

  • sede del dolore;
  • modalità di insorgenza;
  • relazione con il carico;
  • rigidità mattutina;
  • palpazione;
  • forza e funzione;
  • capacità di eseguire heel-rise;
  • attività sportive praticate e loro progressione.

L'esame obiettivo del piede e della caviglia orienta l'eventuale approfondimento. L'imaging — ecografia, risonanza magnetica, radiografie nelle forme inserzionali — viene richiesto quando indicato, non in modo automatico.

Imaging e sintomi non sempre coincidono

Un tendine può mostrare alterazioni strutturali all'imaging senza essere necessariamente sintomatico. Il trattamento deve quindi essere guidato dal quadro complessivo: sintomi, funzione, esame clinico, carichi sportivi e imaging quando indicato.

Non si tratta una risonanza: si tratta il paziente e la sua funzione.

Trattamento della tendinopatia: il carico è parte della cura

Nella maggior parte delle tendinopatie il trattamento iniziale è conservativo. Il concetto moderno non è «riposo totale finché passa», ma gestire il carico e recuperare progressivamente la capacità del tendine.

Il programma riabilitativo può comprendere:

  • esercizi di forza del tricipite surale;
  • lavoro progressivo sul tendine;
  • esercizi isometrici quando appropriati;
  • lavoro isotonico o heavy slow resistance quando appropriato;
  • progressione della forza;
  • successiva introduzione di attività elastiche e pliometriche;
  • ritorno progressivo a salto e sprint.

Non esiste un protocollo universale e gli esercizi eccentrici non sono l'unica terapia efficace. Il percorso conservativo è descritto nella pagina dedicata al trattamento conservativo della tendinopatia achillea.

Riposo totale: è davvero la soluzione?

Generalmente no, non come strategia a lungo termine per una tendinopatia da sovraccarico. Una riduzione temporanea del carico può essere necessaria quando i sintomi sono importanti, ma una immobilità prolungata senza indicazione può ridurre ulteriormente la capacità del complesso muscolo-tendineo. L'obiettivo è trovare un carico tollerabile, progressivo e adattato al singolo paziente.

Infiltrazioni e «terapie per il tendine»

Vengono proposte numerose terapie per la tendinopatia achillea, ma il pilastro del trattamento rimane generalmente una corretta gestione del carico associata a un programma riabilitativo progressivo. Opzioni come onde d'urto o trattamenti iniettivi possono essere considerate in quadri specifici, sulla base dell'evidenza disponibile e dell'indicazione clinica: non sono soluzioni universali né alternative alla riabilitazione.

Quando non è più tendinopatia: la lesione acuta del tendine d'Achille

Una rottura acuta presenta generalmente un quadro molto diverso dal dolore progressivo della tendinopatia. Nel basket i meccanismi possibili sono:

  • spinta esplosiva;
  • accelerazione o partenza improvvisa;
  • salto;
  • improvvisa dorsiflessione sotto carico;
  • cambio di direzione.

«Sembrava che qualcuno mi avesse dato un calcio»

È la descrizione più caratteristica. Il paziente può riferire una sensazione di colpo dietro la gamba, uno schiocco, un dolore improvviso, una perdita di forza, difficoltà nella spinta e l'impossibilità di continuare a giocare.

Il dolore può anche diminuire rapidamente: la riduzione del dolore non esclude una rottura del tendine d'Achille.

Si può camminare con il tendine d'Achille rotto?

Sì, in alcuni casi il paziente riesce ancora a camminare, perché altre strutture muscolo-tendinee possono contribuire al movimento. È un punto molto importante: la capacità di camminare non esclude una rottura, e un sospetto in tal senso richiede una valutazione clinica specifica.

Come si diagnostica una rottura

La diagnosi è spesso principalmente clinica e comprende:

  • storia del trauma;
  • palpazione del tendine;
  • valutazione della forza di spinta;
  • test clinici specifici, come il Thompson/Simmonds test.

L'ecografia è spesso il primo esame di conferma; la RMN è riservata a casi selezionati e non è necessaria per diagnosticare ogni rottura. Si tratta comunque di valutazioni che spettano al medico e non vanno eseguite autonomamente.

Rottura completa, parziale e altre lesioni

Le lesioni acute non sono tutte identiche: possono comprendere rotture complete, lesioni parziali, lesioni della giunzione miotendinea e altre patologie acute. La scelta terapeutica dipende dal quadro specifico.

Una tendinopatia porta alla rottura?

Non necessariamente. Tendinopatia e rottura sono condizioni correlate alla biologia e alla capacità del tendine, ma non esiste una progressione inevitabile da tendinopatia a rottura. Molte persone con tendinopatia non romperanno mai il tendine, e alcune rotture acute avvengono in soggetti che non riferivano sintomi precedenti significativi.

Avere una tendinopatia non significa vivere in attesa di una rottura: significa gestire correttamente il carico e la riabilitazione.

Trattamento della rottura del tendine d'Achille

Oggi sia il trattamento chirurgico sia quello non chirurgico possono essere appropriati in pazienti selezionati, a condizione che la riabilitazione funzionale sia adeguata. Non sono però opzioni identiche, e non è vero che tutti gli sportivi debbano essere operati.

La scelta dipende da:

  • caratteristiche della lesione;
  • età biologica;
  • richiesta funzionale e livello sportivo;
  • caratteristiche individuali del paziente;
  • possibilità di seguire una riabilitazione funzionale adeguata;
  • valutazione specialistica.

Nel colloquio vanno discussi rischio di rerottura, complicanze chirurgiche, recupero funzionale atteso ed esigenze sportive.

Quando si opera, mini-invasivo o open?

Esistono tecniche differenti: chirurgia open, tecniche mini-invasive o percutanee e soluzioni diverse in base alla sede e alle caratteristiche della lesione. Quando appropriato, le tecniche mini-invasive possono ridurre l'aggressività dell'accesso chirurgico mantenendo l'obiettivo di ripristinare continuità e tensione del tendine.

Nessuna tecnica è universalmente superiore. La chirurgia mini-invasiva del tendine d'Achille non va confusa con l'artroscopia di caviglia, che riguarda l'interno dell'articolazione.

E se il problema è cronico?

Una rottura non riconosciuta o una lesione cronica può richiedere strategie differenti rispetto alla rottura acuta. Nei casi con retrazione, difetto importante o tessuto tendineo insufficiente possono essere necessarie procedure ricostruttive specifiche, come il transfer del flessore lungo dell'alluce (FHL), descritto nella relativa pagina specialistica.

Atleta che esegue un heel-rise monopodalico su gradino durante la riabilitazione
Forza del tricipite surale e heel-rise: tappe chiave prima di tornare a saltare.

Ritorno al basket dopo tendinopatia

Il ritorno non deve basarsi soltanto sulla scomparsa del dolore. Vanno valutate progressivamente:

  • tolleranza alla vita quotidiana;
  • forza del polpaccio e heel-rise;
  • controllo monopodalico;
  • corsa, accelerazione e decelerazione;
  • piccoli salti e salti ripetuti;
  • pliometria;
  • cambi di direzione e gesti specifici del basket;
  • capacità di tollerare il carico nelle 24 ore successive.

Passare dal «non mi fa male» al «il tendine è pronto per il basket» richiede di recuperare la capacità di produrre e assorbire forza.

Ritorno al basket dopo una rottura

È un percorso più lungo e complesso della semplice scomparsa dei sintomi. La progressione considera guarigione, forza, recupero del tricipite surale, simmetria funzionale, capacità di corsa e di salto, stiffness ed elasticità funzionale, accelerazione, cambi di direzione, tolleranza ai carichi ripetuti e fiducia dell'atleta. Non esistono date universali, né la garanzia di un ritorno allo stesso livello.

Il polpaccio è parte del problema e del recupero

Il tendine d'Achille non va considerato isolatamente: gastrocnemio, soleo e tendine costituiscono un'unità funzionale fondamentale per il basket. Il recupero deve quindi considerare forza, resistenza, capacità di produrre forza rapidamente e funzione elastica.

Quando farsi valutare per un dolore cronico

  • dolore che persiste per settimane;
  • rigidità mattutina ricorrente;
  • progressiva riduzione della capacità di giocare;
  • dolore che ritorna dopo ogni allenamento;
  • riduzione della capacità di salto;
  • ispessimento o dolore localizzato;
  • impossibilità di aumentare il carico;
  • sintomi che progressivamente peggiorano.

Quando farsi valutare urgentemente dopo un evento acuto

  • sensazione improvvisa di colpo dietro la caviglia;
  • schiocco percepito durante il gesto;
  • perdita improvvisa della forza di spinta;
  • impossibilità o importante difficoltà a continuare a giocare;
  • sospetta interruzione del tendine.

In questo scenario non è opportuno «aspettare qualche giorno per vedere se passa»: una possibile rottura va valutata tempestivamente.

Riferimenti scientifici

Tendinopatia achillea

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Lesione acuta e rottura del tendine d'Achille

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  • Myhrvold SB, et al. Nonoperative or Surgical Treatment of Acute Achilles Tendon Rupture (randomized controlled trial). N Engl J Med. 2022.
  • Deng S, et al. Percutaneous versus open repair for acute Achilles tendon rupture: a systematic review and meta-analysis. Int J Surg. 2017.
  • Zellers JA, et al. Return to play post-Achilles tendon rupture: a systematic review and meta-analysis of rate and measures of return to play. Br J Sports Med. 2016.

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