Dolore e gonfiore persistenti dopo una distorsione nel volley: quando sospettare una lesione osteocondrale dell'astragalo
La distorsione sembrava alle spalle, ma la caviglia continua a fare male in profondità o a gonfiarsi dopo ogni allenamento. Quando il recupero non procede come previsto, non bisogna pensare soltanto ai legamenti.

Ti sei storto la caviglia atterrando dopo un salto. Il gonfiore iniziale è migliorato, hai ripreso a camminare, hai fatto fisioterapia, magari sei tornato ad allenarti. Poi, a settimane o mesi di distanza, la caviglia continua a fare male in profondità, si gonfia dopo la partita, e il salto — soprattutto l'atterraggio — non è più quello di prima.
È una situazione molto frequente nei pallavolisti e merita una lettura diversa dal solito «ci vuole tempo». Tra le lesioni associate che possono spiegare un recupero incompleto c'è la lesione osteocondrale dell'astragalo.
Dolore e gonfiore persistenti dopo una distorsione non significano automaticamente «distorsione non ancora guarita»: possono essere presenti lesioni associate della cartilagine, dell'osso subcondrale, della sindesmosi, dei legamenti o dei tendini.
Cos'è una lesione osteocondrale dell'astragalo
È una lesione che interessa contemporaneamente la cartilagine articolare e l'osso immediatamente sottostante dell'astragalo (talo), l'osso che forma la parte inferiore dell'articolazione della caviglia. Può essere di dimensioni e caratteristiche molto diverse, e proprio queste caratteristiche orientano il trattamento.
Gli aspetti tecnici — classificazioni, morfologia, opzioni ricostruttive — sono trattati nella pagina dedicata dell'Ankle Academy: lesioni osteocondrali dell'astragalo. Qui il punto di vista è quello del pallavolista che non recupera.
Perché può comparire dopo una distorsione
Durante una distorsione le superfici articolari possono subire impatto, compressione e forze di taglio: in alcuni casi ne deriva un danno osteocondrale. La lesione può essere evidente subito oppure manifestarsi progressivamente, quando si torna al carico e soprattutto al salto.
Questo non significa che ogni distorsione provochi una lesione della cartilagine: la grande maggioranza guarisce senza danni articolari. Il sospetto nasce quando i sintomi persistono o sono atipici rispetto al decorso atteso.
Perché nella pallavolo può essere rilevante

Il volley espone la caviglia a:
- salti ripetuti nell'arco della stessa seduta;
- atterraggi frequenti, spesso non perfettamente controllati;
- impatti e contatti sotto rete;
- carichi elevati sull'articolazione;
- cambi di direzione laterali;
- recidive di distorsione.
Per questo una lesione osteocondrale può restare relativamente silente nella vita quotidiana e diventare invece sintomatica durante atterraggi, salti ripetuti, allenamenti intensi, partite ed esercizi monopodalici. La pallavolo non è la causa universale della lesione, ma è il contesto che la rende evidente.
Quali sintomi devono farla sospettare
- dolore profondo, difficile da localizzare con un dito;
- gonfiore ricorrente;
- dolore che compare o peggiora dopo allenamento o partita;
- rigidità, soprattutto il giorno dopo;
- fastidio durante il salto e in particolare nell'atterraggio;
- dolore con carico prolungato;
- sensazione che la caviglia «non sia più tornata come prima»;
- blocchi articolari;
- scatti;
- in casi selezionati, sensazione di corpo estraneo;
- difficoltà a completare il recupero dopo la distorsione.
Nessuno di questi sintomi è specifico al 100%. È la loro combinazione, e soprattutto la loro persistenza nel tempo, a giustificare un approfondimento.
Dolore profondo o dolore legamentoso?
Il dolore legamentoso è spesso più superficiale e localizzato in prossimità dei malleoli, e tipicamente si riproduce alla pressione in un punto preciso. Un problema intra-articolare tende invece a essere percepito come più profondo, «dentro l'articolazione», e più difficile da indicare con esattezza.
È un orientamento utile, non una regola: la sede del dolore aiuta, ma non basta per fare diagnosi.
Il gonfiore che torna dopo ogni allenamento
È uno dei pattern più riconoscibili: la caviglia appare quasi normale a riposo, si gonfia dopo salto, corsa o partita, migliora il giorno successivo e torna a gonfiarsi appena si riprende il carico.
Questo comportamento può essere associato a:
- sinovite;
- instabilità residua;
- lesioni osteocondrali;
- altre lesioni associate.
Il gonfiore ricorrente non equivale quindi automaticamente a una lesione della cartilagine: è un segnale che l'articolazione non tollera ancora il carico richiesto.
Blocchi e scatti: quando sono importanti
Scatti occasionali, soprattutto se indolori, possono avere molte cause e non sono di per sé preoccupanti. Meritano invece attenzione:
- un vero blocco articolare;
- la sensazione di corpo libero che si sposta;
- episodi meccanici ricorrenti e riproducibili.
In alcuni casi possono essere associati a frammenti osteocondrali, corpi mobili o altre alterazioni intra-articolari. Sono elementi da riferire durante la visita, non motivo di allarme immediato.
Una radiografia normale esclude il problema?
No. Alcune lesioni osteocondrali possono non essere chiaramente visibili alle radiografie standard, in particolare nelle fasi iniziali o in determinate sedi dell'astragalo. La radiografia resta comunque utile nella valutazione iniziale, soprattutto per escludere altre condizioni.
Quando il sospetto clinico persiste nonostante radiografie negative, sono giustificati esami più approfonditi.
Il ruolo della risonanza magnetica
La risonanza magnetica è particolarmente utile per valutare:
- la cartilagine articolare;
- l'osso subcondrale;
- l'edema osseo;
- alcune caratteristiche e la stabilità della lesione;
- eventuali patologie legamentose, tendinee o sinoviali associate.
Non è però un esame da eseguire dopo ogni distorsione: va richiesta quando il quadro clinico la rende utile. Il criterio con cui si sceglie l'esame giusto è descritto nella risorsa dedicata all' imaging della caviglia.
Il ruolo della TC
La TC può essere utile in casi selezionati, soprattutto per definire la morfologia ossea, le dimensioni e la localizzazione della lesione, la presenza di frammenti e, quando necessaria, la pianificazione preoperatoria. Non sostituisce la risonanza: fornisce informazioni complementari.
Non è sempre una lesione osteocondrale
Dopo una distorsione con dolore persistente le possibilità sono diverse e vanno considerate tutte:
- instabilità cronica di caviglia;
- lesioni della sindesmosi;
- lesioni del legamento deltoideo;
- patologie dei tendini peronieri;
- sinovite persistente;
- quadri di conflitto articolare;
- lesioni legamentose non completamente guarite.
Il punto non è cercare per forza una lesione osteocondrale, ma capire perché il recupero non è completo.
Il rapporto con l'instabilità cronica
Lesione osteocondrale e instabilità possono coesistere, e nel pallavolista con distorsioni ripetute è una combinazione tutt'altro che rara. Lo stesso atleta può riferire caviglia che cede, nuove storte, dolore profondo e gonfiore dopo il carico.
In questi casi trattare solo la cartilagine senza considerare l'instabilità, oppure stabilizzare la caviglia ignorando la lesione intra-articolare, rischia di essere un intervento incompleto. Il quadro completo è descritto nel primo approfondimento della sezione: distorsione di caviglia nel volley e instabilità cronica.
Quando il recupero «si blocca»
Lo scenario è tipico: il dolore iniziale è diminuito, il cammino è normale, la fisioterapia è stata fatta, la corsa è stata ripresa. Ma il salto e soprattutto l'atterraggio continuano a produrre dolore o gonfiore, e la progressione si ferma sempre allo stesso punto.
Questo plateau è uno dei motivi più solidi per rivalutare la diagnosi, invece di ripetere all'infinito lo stesso programma. Non esistono scadenze rigide: conta la direzione del recupero, non il calendario.
Come si arriva alla diagnosi

Storia clinica
- dinamica della distorsione;
- evoluzione dei sintomi nel tempo;
- sede del dolore;
- comportamento del gonfiore;
- presenza di blocchi o scatti;
- precedenti distorsioni;
- sensazione di instabilità;
- risposta alla riabilitazione già svolta.
Esame clinico
- mobilità articolare;
- stabilità legamentosa;
- localizzazione del dolore;
- valutazione dell'articolazione;
- valutazione dei tendini;
- test funzionali, incluso il controllo monopodalico.
Le manovre e il ragionamento clinico sono descritti nella risorsa dedicata all'esame obiettivo del piede e della caviglia.
Imaging selettivo
- radiografie in carico nella valutazione iniziale;
- risonanza magnetica quando il sospetto clinico lo giustifica;
- TC nei casi in cui serve una definizione ossea più precisa.
Trattamento conservativo
Non tutte le lesioni osteocondrali richiedono un intervento chirurgico. La scelta dipende da diversi fattori:
- età dell'atleta;
- entità e tipo di sintomi;
- dimensioni della lesione;
- stabilità della lesione;
- caratteristiche dell'osso subcondrale;
- livello e obiettivi sportivi;
- durata dei sintomi.
Nei casi appropriati possono essere considerati:
- modifica temporanea del carico;
- gestione e riorganizzazione dell'attività sportiva;
- riabilitazione mirata;
- recupero della mobilità;
- lavoro di forza e controllo neuromuscolare;
- progressione graduale del ritorno allo sport.
Non esistono protocolli universali: la strategia va costruita sul singolo atleta.
Quando può essere necessario il trattamento chirurgico
La chirurgia può essere considerata quando:
- i sintomi persistono nel tempo;
- un trattamento conservativo appropriato non ha dato risultati;
- la lesione presenta caratteristiche strutturali specifiche;
- sono presenti frammenti instabili;
- esistono lesioni associate che richiedono trattamento;
- il livello funzionale richiesto non viene recuperato.
Il ruolo dell'artroscopia
Quando il trattamento chirurgico è indicato, l'approccio deve essere artroscopico ogni volta che sia tecnicamente possibile e adeguato alla specifica lesione. L'artroscopia consente di:
- valutare direttamente la lesione;
- esaminare lo stato reale della cartilagine;
- trattare la lesione osteocondrale quando appropriato;
- identificare e trattare la sinovite;
- valutare altre patologie intra-articolari;
- trattare lesioni associate quando tecnicamente possibile.
L'artroscopia rappresenta l'approccio di scelta quando la lesione è adeguatamente accessibile e trattabile per via artroscopica.
L'approccio open resta riservato ai casi in cui posizione, dimensione, necessità ricostruttiva o accessibilità rendano l'artroscopia insufficiente o tecnicamente inadeguata. Le opzioni tecniche sono descritte nella pagina dedicata al trattamento chirurgico delle lesioni osteocondrali dell'astragalo e all' artroscopia anteriore di caviglia.
Trattare anche le lesioni associate
Se la lesione osteocondrale si accompagna a instabilità cronica, lesioni legamentose, interessamento della sindesmosi o del deltoideo, conflitto o sinovite, la strategia deve considerare l'intero quadro. Nei casi indicati la stabilizzazione può essere eseguita anche per via artroscopica, come descritto per il Broström artroscopico.
Non si tratta soltanto «il buco nella cartilagine»: si tratta la caviglia nel suo complesso.
Ritorno alla pallavolo

Il ritorno non si stabilisce solo in base al tempo trascorso. Vanno verificati:
- assenza di dolore significativo;
- assenza di gonfiore reattivo dopo il carico;
- mobilità recuperata;
- forza adeguata;
- controllo monopodalico affidabile;
- stabilità della caviglia;
- capacità di salto;
- qualità dell'atterraggio;
- tolleranza ai salti ripetuti;
- spostamenti laterali;
- gesti specifici del volley (muro, attacco, difesa);
- fiducia dell'atleta nel gesto.
Quando farsi valutare
- dolore profondo persistente dopo una distorsione;
- gonfiore ricorrente dopo allenamento o partita;
- rigidità che non si risolve;
- blocchi o scatti articolari;
- dolore durante salto o atterraggio;
- recupero che si è fermato;
- caviglia che continua a cedere;
- nuove distorsioni;
- impossibilità di tornare al livello precedente;
- sintomi che persistono nonostante una riabilitazione adeguata.
Riferimenti scientifici
- Vuurberg G, et al. Diagnosis, treatment and prevention of ankle sprains: update of an evidence-based clinical guideline. Br J Sports Med, 2018.
- Rikken QGH, Kerkhoffs GMMJ. Osteochondral lesions of the talus: an individualized treatment paradigm from the Amsterdam perspective. Foot Ankle Clin, 2021.
- Dahmen J, et al. No superior treatment for primary osteochondral defects of the talus: a network meta-analysis. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc, 2018.
- Hurley ET, et al. International consensus statement on osteochondral lesions of the talus. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc / Cartilage, 2022.
- Steman JAH, et al. Return to sports after surgical treatment of osteochondral defects of the talus: a systematic review of 2347 cases. Orthop J Sports Med, 2019.
- Verhagen RAW, et al. Prospective study on diagnostic strategies in osteochondral lesions of the talus. J Bone Joint Surg Br, 2005.
- Delahunt E, et al. Clinical assessment of acute lateral ankle sprain injuries (ROAST): 2019 consensus statement of the International Ankle Consortium. Br J Sports Med, 2018.
Approfondimenti
- Distorsione di caviglia nel volley: quando diventa instabilità cronica
- Taping e cavigliere nella pallavolo: prevengono le distorsioni?
- Distorsione di caviglia: quando preoccuparsi
- La caviglia che cede: instabilità cronica
- Lesioni osteocondrali dell'astragalo (Ankle Academy)
- Trattamento chirurgico delle lesioni osteocondrali dell'astragalo
- Artroscopia anteriore di caviglia
- Imaging della caviglia
- Tutti gli approfondimenti dedicati al volley
- La caviglia nello sport
