La caviglia nello sport · Basket

Distorsioni di caviglia nel basket: quando le storte ripetute diventano instabilità cronica

Una storta durante un atterraggio o un cambio di direzione sembra spesso un episodio di routine. Quando però le distorsioni si ripetono o la caviglia continua a cedere, il problema può essere diventato un altro.

Due cestisti contendono un rimbalzo in palestra, con atterraggio ravvicinato dei piedi
Sotto canestro l'atterraggio avviene spesso a contatto con altri giocatori.

Salti per un rimbalzo o per un tiro, atterri parzialmente sul piede di un altro giocatore e la caviglia si gira. Dopo qualche settimana il dolore passa, torni in campo e sembra tutto risolto. Poi, nei mesi successivi, arrivano altre storte oppure la sensazione che la caviglia non sia più affidabile come prima.

Nel basket la distorsione di caviglia è particolarmente frequente per la combinazione di salti, atterraggi, contatti, arresti, accelerazioni e decelerazioni, cambi di direzione. Il gioco richiede transizioni continue tra corsa, arresto, salto, atterraggio, rotazione e ripartenza: ogni passaggio è un momento in cui la caviglia deve adattarsi rapidamente.

Una distorsione può essere un evento isolato. Ma quando le storte si ripetono o la caviglia continua a cedere, può essersi sviluppata un'instabilità cronica.

Dopo una distorsione possono persistere lassità legamentosa, deficit propriocettivo, riduzione del controllo neuromuscolare, deficit di forza, alterazione della risposta rapida, perdita di fiducia nel gesto e lesioni associate non riconosciute. La scomparsa del dolore non equivale automaticamente al recupero completo.

Perché la distorsione è così comune nel basket

Le situazioni più tipiche sono facilmente riconoscibili:

  • atterraggio dopo un rimbalzo;
  • atterraggio dopo un tiro;
  • piede che finisce sopra quello di un avversario;
  • contatto in area;
  • arresti improvvisi e ripartenze;
  • cambi di direzione e crossover;
  • spostamenti laterali in difesa;
  • fatica nelle fasi finali di allenamento o partita.

Cosa può lesionarsi durante una distorsione

La distorsione laterale è la più frequente, ma una «storta» non coincide necessariamente con la lesione isolata di un legamento laterale. Possono essere coinvolti anche la sindesmosi, il legamento deltoideo, i tendini peronieri, la cartilagine e l'osso subcondrale dell'astragalo (talo) e altre strutture intra-articolari.

Il termine «distorsione» descrive il trauma, non tutto ciò che può essersi lesionato.

Quando non è più una semplice storta

  • dolore che persiste oltre il previsto;
  • gonfiore ricorrente dopo allenamento o partita;
  • difficoltà negli atterraggi;
  • dolore nei cambi di direzione;
  • nuove distorsioni;
  • caviglia che cede;
  • sensazione di insicurezza;
  • dolore profondo, scatti o blocchi;
  • impossibilità di tornare allo stesso livello di gioco;
  • sintomi che ricompaiono quando aumenta l'intensità.

Non esistono tempi rigidi validi per tutti: conta l'andamento dei sintomi rispetto al carico che si sta affrontando.

Dal primo trauma all'instabilità cronica

Una possibile evoluzione, che però non è affatto obbligata, segue questa sequenza:

  1. prima distorsione;
  2. recupero incompleto;
  3. ritorno rapido al basket;
  4. deficit residuo di stabilità o di controllo;
  5. nuova storta;
  6. ulteriori episodi;
  7. progressiva perdita di fiducia;
  8. instabilità cronica.

È proprio per questo che il momento più importante è il primo: prevenire le recidive dopo la prima distorsione, completando la riabilitazione, resta la strategia più efficace.

Cestista in posizione difensiva bassa durante uno spostamento laterale sul parquet
Difesa laterale e cambi di direzione mettono alla prova la stabilità della caviglia.

Cosa significa «la caviglia cede» nel cestista

Le frasi che si sentono più spesso in ambulatorio sono molto simili tra loro:

  • «mi scappa la caviglia»;
  • «mi si gira spesso»;
  • «nei cambi di direzione non mi fido»;
  • «atterrando sento che non tiene»;
  • «senza cavigliera mi sembra instabile»;
  • «quando sono stanco prendo più storte».

Il cedimento può riflettere un'instabilità meccanica, un'instabilità funzionale, un deficit neuromuscolare o una combinazione di questi elementi.

Perché i cambi di direzione fanno emergere il problema

Crossover, arresti, ripartenze e spostamenti laterali richiedono controllo rapido del piede, stabilità della caviglia, coordinazione con ginocchio e anca, capacità di gestire forze laterali e risposta immediata a movimenti imprevedibili. Una caviglia che nella vita quotidiana sembra perfettamente normale può diventare sintomatica proprio in questi gesti.

L'atterraggio dopo rimbalzo o tiro

Il rischio aumenta quando:

  • si atterra sul piede di un altro giocatore;
  • l'appoggio è parziale;
  • il corpo è sbilanciato;
  • l'atterraggio avviene in rotazione;
  • la caviglia deve reagire a una posizione inattesa.

Dopo una precedente distorsione, i deficit residui rendono più difficile controllare esattamente queste situazioni: è uno dei motivi per cui il primo infortunio resta il principale fattore di rischio per quelli successivi.

Instabilità meccanica e instabilità funzionale

L'instabilità meccanica corrisponde a un'insufficienza o lassità delle strutture legamentose. L'instabilità funzionale è invece la sensazione di cedimento legata soprattutto a propriocezione, controllo neuromuscolare e capacità di reazione. Le due componenti possono coesistere e vanno riconosciute perché il trattamento cambia.

L'argomento è approfondito nella pagina dedicata dell' instabilità cronica laterale di caviglia.

Non è sempre solo il legamento laterale

Dopo distorsioni recidivanti possono essere presenti anche:

Una caviglia che continua a cedere o a gonfiarsi non deve essere valutata soltanto come «legamento lasso».

Instabilità e tendini peronieri

I tendini peronieri contribuiscono alla stabilità dinamica laterale della caviglia. Dopo un trauma o distorsioni ripetute possono comparire dolore laterale, gonfiore, scatti dietro il malleolo, lesioni tendinee o una vera instabilità con sublussazione. È un capitolo a sé, approfondito nelle lesioni dei tendini peronieri.

Instabilità e lesioni osteocondrali

Distorsioni e instabilità possono associarsi a lesioni osteocondrali dell'astragalo. I segnali possibili sono dolore profondo, gonfiore dopo attività, rigidità, scatti, blocchi e un recupero che resta incompleto nonostante la riabilitazione.

Valutazione clinica della caviglia di un giovane atleta in ambulatorio ortopedico
La valutazione clinica resta il punto di partenza, prima di qualsiasi esame.

Come si arriva alla diagnosi

La raccolta della storia clinica considera:

  • dinamica del primo trauma;
  • numero di distorsioni e frequenza dei cedimenti;
  • dolore e gonfiore;
  • difficoltà negli atterraggi e nei cambi di direzione;
  • sensazione di instabilità;
  • uso costante di taping o brace;
  • capacità di tornare al livello precedente.

L'esame obiettivo valuta stabilità, mobilità, dolore, tendini, controllo monopodalico, test funzionali e, quando appropriato, gesti sport-specifici.

L'imaging si utilizza quando indicato: radiografie, ecografia, risonanza magnetica e, in casi selezionati, TC o TC sotto carico. La risonanza non è obbligatoria per ogni distorsione.

Cosa fare dopo una distorsione

Il recupero non consiste semplicemente nell'attendere che il dolore diminuisca, che il gonfiore passi e che si riesca di nuovo a camminare. Serve recuperare mobilità, forza, propriocezione, controllo neuromuscolare, equilibrio, reattività, capacità di salto e soprattutto di atterraggio, cambi di direzione e fiducia.

Perché «riesco a correre» non significa «sono pronto per il basket»

Il basket richiede molto più della corsa lineare. Un atleta può correre senza dolore e svolgere normalmente le attività quotidiane senza essere ancora pronto per arresti, crossover, difesa laterale, salto, rimbalzo, atterraggio monopodalico e contatti.

Il ruolo di taping e cavigliere

Taping e brace possono avere un ruolo durante il ritorno al campo e nella prevenzione delle recidive, in particolare nei giocatori con precedenti distorsioni. Non sostituiscono però diagnosi, riabilitazione, recupero della propriocezione e della forza, né il trattamento di una vera instabilità cronica. Il tema è trattato in dettaglio nella guida dedicata a taping e cavigliere, valida nei principi anche per il cestista.

Cestista esegue un esercizio propriocettivo monopodalico sotto la supervisione di un fisioterapista
Controllo monopodalico e propriocezione sono passaggi centrali del recupero.

Quando la riabilitazione non basta

Alcuni giocatori continuano ad avere cedimenti, nuove distorsioni, dolore, gonfiore, difficoltà nei cambi di direzione e paura negli atterraggi nonostante una riabilitazione adeguata. In questi casi vanno rivalutate la stabilità meccanica, la presenza di lesioni associate e l'eventuale indicazione chirurgica.

Quando può servire la chirurgia

La chirurgia non è indicata automaticamente dopo una distorsione. Può essere considerata in pazienti selezionati con instabilità persistente, distorsioni ricorrenti, fallimento del trattamento conservativo, lesioni strutturali, elevata richiesta sportiva o lesioni associate.

Il principio è ripristinare la stabilità e trattare le eventuali lesioni associate clinicamente rilevanti.

Il ruolo dell'artroscopia

Quando esiste indicazione chirurgica, l'artroscopia permette di valutare direttamente l'articolazione, identificare lesioni associate, trattare sinovite e conflitti, valutare e trattare alcune lesioni osteocondrali ed eseguire, nei casi indicati, procedure di stabilizzazione artroscopica.

Quando tecnicamente possibile e appropriato, l'artroscopia rappresenta l'approccio di riferimento per le procedure intra-articolari e per le stabilizzazioni eseguibili in modo affidabile per via artroscopica. L'approccio open resta necessario nei casi in cui le caratteristiche della lesione o della ricostruzione lo richiedano. Approfondimenti nelle pagine dedicate a artroscopia anteriore di caviglia e stabilizzazione artroscopica secondo Broström-Gould.

Ritorno al basket

Il ritorno non si basa soltanto sul tempo trascorso. Vanno valutati dolore, gonfiore, mobilità, forza, controllo monopodalico, stabilità, salto, atterraggio, salti ripetuti, cambi di direzione, accelerazione, decelerazione, movimenti difensivi laterali, gesti specifici e fiducia nella caviglia.

  1. attività quotidiane;
  2. corsa lineare;
  3. cambi di ritmo;
  4. salti semplici;
  5. atterraggi controllati;
  6. movimenti laterali;
  7. cambi di direzione;
  8. esercizi sport-specifici;
  9. allenamento con la squadra;
  10. partita.

La paura di prendere un'altra storta

Dopo distorsioni ripetute il cestista può evitare alcuni contatti, cambiare il modo di atterrare, rinunciare ai cambi di direzione più aggressivi, controllare continuamente dove mette il piede o affidarsi eccessivamente a taping e brace. La fiducia nel gesto è parte integrante del recupero funzionale, non un dettaglio secondario.

Quando farsi valutare

  • distorsioni ripetute;
  • caviglia che continua a cedere;
  • gonfiore dopo allenamento o partita;
  • dolore persistente o dolore profondo;
  • difficoltà negli atterraggi o nei cambi di direzione;
  • scatti o blocchi;
  • necessità costante di brace o taping per sentirsi sicuri;
  • impossibilità di tornare al livello precedente;
  • recupero incompleto dopo una vecchia distorsione.

Riferimenti scientifici

  • Vuurberg G, et al. Diagnosis, treatment and prevention of ankle sprains: update of an evidence-based clinical guideline. Br J Sports Med. 2018.
  • Doherty C, et al. The incidence and prevalence of ankle sprain injury: a systematic review and meta-analysis of prospective epidemiological studies. Sports Med. 2014.
  • Gribble PA, et al. 2016 consensus statement of the International Ankle Consortium: prevalence, impact and long-term consequences of lateral ankle sprains. Br J Sports Med. 2016.
  • Delahunt E, et al. Clinical assessment of acute lateral ankle sprain injuries (ROAST): 2019 consensus statement of the International Ankle Consortium. Br J Sports Med. 2018.
  • Herzog MM, et al. Epidemiology of ankle sprains and chronic ankle instability. J Athl Train. 2019.
  • Janssen KW, et al. Bracing superior to neuromuscular training for the prevention of self-reported recurrent ankle sprains: a three-arm randomised controlled trial. Br J Sports Med. 2014.
  • Wikstrom EA, et al. Balance training and proprioceptive interventions for chronic ankle instability: systematic reviews of the evidence. Sports Med. 2018-2021.

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